martedì 29 settembre 2015

Venerdì 16 ottobre 2015 Venerdì 16 ottobre 2015 - Calabbria Teatro Festival, Castrovillari (CS)


Un viaggio nel Mediterraneo nel segno delle emozioni di Ilaria Guidantoni

Castrovillari, Cosenza

nell'ambito del Calabbria Teatro Festival

Venerdì 16 ottobre 2015 ore 18.30

sala 14 del Protoconvento Francescano


Un cammino iniziatico attraverso gli occhi di una donna che da viaggiatrice diventerà nomade. Un percorso che si snoda attraverso i libri Marsiglia-Algeri, viaggio al chiaro di luna (Albeggi Edizioni), Il potere delle donne arabe (mimesis Edizioni) e Corrispondenze mediterranee, viaggio nel sale e nel vento (Oltre Edizioni)

"Ouatann - Ombre sul mare” di Azza Filali

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 27 Settembre 2015

Un romanzo sociale, storie e disavventure quotidiane di una Tunisia in ombra, quella della gente comune, dei villaggi, che il turismo non vede, che non ha voce intellettuale, alla vigilia della rivolta del 2011. Un grande affresco corale dolente e privo di speranza, dove è piuttosto la rabbia a fare capolino. Eppure si intravedono i germi della rabbia, della non rassegnazione e di una flebile speranza affidata al mare.

Azza Filali – che ho conosciuto nel 2013 al I Forum degli scrittori Euro-maghrebini sulle identità plurali, dove sono intervenuta in rappresentanza dell’Italia – è una delle voci più note della letteratura del nord Africa: medico di professione, nel 2009 ha conseguito un master in Filosofia all’Università di Parigi ed è scrittrice per vocazione. Ouatann - Ombre sul mare è il suo primo romanzo tradotto in italiano e racconta in modo inedito, con la spontaneità di un racconto che ha il sapore della cronaca locale, senza nessuna pretesa saggistica la Tunisia degli ultimi anni: la disoccupazione, la perdita delle speranze da parte dei giovani e di tutti coloro che non avevano una tessera di partito o una raccomandazione. Unico spazio di libertà il sogno di Lampedusa, l'orizzonte di una nuova vita al di là del mare. E’ il mare infatti uno dei protagonisti di questo mondo di disadattati, corrotti e corruttori ma tutti in fondo naufraghi su una stessa barca. E’ la storia di vite incrociate in un villaggio vicino Bizerte, cittadina sulla costa a un centinaio di chilometri da Tunisi in direzione dell’Algeria. Il sole, la luce, il profumo del mare rimangono in fondo l’unica consolazione. Nemmeno l’amore sembra avere più gusto in un’atmosfera da fine regno che più che povertà diffonde miseria. Resta, ma come un concetto annebbiato la patria, o qualcosa di simile.

Non esiste, nella nostra lingua, un termine che possa rendere la parola ouatann, restituircene il carico di significato.

La recensione integrale su Saltinaria.it

venerdì 25 settembre 2015

Sabato 3 ottobre 2015 "Corrispondenze mediterranee. Viaggio nel sale e nel vento" a Gualdo Tadino

Presso la Mediateca di Gualdo Tadino, il 3 ottobre 2015, alle ore 18.00, con il patrocinio del Museo Regionale dell'Emigrazione Pietro Conti, Ilaria Guidantoni presenterà il suo libro Corrispondenze mediterranee. Viaggio nel sale e nel vento, pubblicato da Oltre Edizioni per la collana Letture del mondo, diretta da Elisa Amadori e Diego Zandel.
L'incontro sarà arricchito da proiezioni di video con frammenti di letture ad opera del regista Filippo Gili e da immagini selezionate dall'autrice per un viaggio virtuale negli scenari che fanno da sfondo al romanzo.

Il libro ha la forma di un romanzo, una sorta di diario intimo. Il libro racconta un viaggio nel Mediterraneo, nello spazio e nel tempo, pur essendo la vicenda contemporanea e prendendo avvio all’indomani delle rivolte arabe, attraverso paesi e genti diverse e si snoda come un percorso iniziatico: quello di una donna francese, protagonista del libro e voce narrante in presa diretta, alla ricerca di un sé rimasto per troppo tempo inascoltato, confuso e taciuto nel ritmo frenetico della vita.
Il cammino di Eloïse diventa metafora dell’esistenza come nomadismo, della ricerca collettiva del senso della vita, dell’Europa che ritrova se stessa solo grazie alle corrispondenze mediterranee della sponda sud del mare nostrum.
In pochi minuti la sua vita di donna manager a Lione viene scompaginate e nello stesso tempo si spalancano le opportunità dell’altrove. Il viaggio ci porta da Lione a Marsiglia, la città più meticcia d’Europa, a spasso per il Nord Africa, dall’Algeria, al Marocco, alla Tunisia rivelandoci come la conoscenza e l’incontro con le vite degli altri siano il dono più originale della quotidianità. Eloïse passa da essere ascoltatrice spaesata a “guida” in un mondo più vicino di quanto sembri, smentendo luoghi comuni e cercando le origini delle parole e delle cose familiari, scoprendo storie nella storia. Il Maghreb le appare nel tempo, in particolare, meno francese di quanto creda, più composito e contraddittorio rispetto allo sguardo ingenuo e presuntuoso di chi si affaccia dal nord senza sporcarsi i piedi nella polvere; e soprattutto molto vicino e intrecciato con il destino europeo, dalla lingua al cibo. La sua peregrinazione ci racconta come il Mediterraneo sia un continente a sé nel quale tra le due rive c’è un sistema stretto di corrispondenza.
Il libro racchiude storie nella storia, dai Gnaowa, ai Regraga in Marocco; al mondo ebraico tunisino, a quello degli Italiani quando l’emigrazione andava in senso inverso e soprattutto la storia inedita della Famiglia Gallico tra la Francia, l’Italia e la Tunisia. E ancora un grande spazio è lasciato al ruolo centrale del cibo e della cucina che raccontano l’intimità e la quotidianità di un luogo e della famiglia.
La storia della protagonista, il suo incontro con Filippo e con altri uomini, per lo più “nomadi” – legati al mondo degli amaziġ (berberi) diventa un monito per la Francia per la Francia a trovare il coraggio di superare il dubbio cartesiano nel dubbio sentimentale e per l’Italia a recuperare la consapevolezza della propria storia come un’opportunità.
Il viaggio ci lascia con un finale aperto, anche se Eloïse sceglie di vivere a Tunisi, con l’idea che ogni meta non sia che una sosta per riflettere e rimettersi in discussione con la domanda sulla fragilità personale e il bisogno degli altri per essere felici.
In quarta di copertina l’inizio del libro: «”Se oggi mi chiedessi da dove vengo, Filippo, ti direi che sono mediterranea.” Nessun vezzo intellettualistico né vena romantica. Mi sento una donna mangiata dal sale che da troppo tempo guarda le frontiere solo dal sud. Le ho guardate così a lungo che quelle barriere sono diventate il mio orizzonte, fluido. Disorientata, mi sono persa nel blues della vita, nello sguardo dell'altro e soprattutto negli occhi dei bambini. [...]
Rue de la Croix, civico 12, il mio numero preferito, nella città vecchia di Lione, vicino la zona dei murales. Da lì è partito il mio viaggio senza ritorno verso il sud, verso quello che credevo la terra del "sole dei morenti" mentre è diventata un'alba nuova.»

In libreria il nuovo romanzo di Dedo Di Francesco

La presentazione a Castrovillari giovedì pomeriggio, 15 settembre 2015 al Calabbria Teatro Festival quest'anno dedicato al tema del viaggio

Vento d’autunno
Dedo Di Francesco

In un’altalena di speranze e malinconie, la storia d’amore della protagonista, una storia scritta “al femminile”: un amore difficile, perché l’uomo che ama ha una moglie. Un amore reciproco, forte, che deve sopravvivere alle traversie per la guerra che li ha separati.
Una ricerca estenuante del suo uomo, un’attesa al limite dell’ossessione; il vento d’autunno accompagnerà i suoi pensieri, ora dolce, ora impetuoso, e si riflette nell’animo tormentato della giovane donna.
Una storia in cui il sentimento diventa poesia, ma ha come contraltare la dura realtà della guerra; il vento mutevole, allegoria del ciclico mutar della Natura, si rispecchia nel turbinìo dei sentimenti, compagno di viaggio nel trascorrer del tempo per una donna innamorata alla ricerca del suo uomo; un cuore di donna che non intende cedere alle avversità.
E’ l’ultima sfida di Dedo Di Francesco, autore leccese prolifico, indubbio narratore di piglio, studiosa della storia locale, e delle cronaca che non tralascia l’attenzione ai costumi e alla società.

Edizioni iRobin&son

lunedì 21 settembre 2015

Sabato 10 ottobre 2015 "Corrispondenze mediterranee" - Harborea Livorno



Sabato 26 settembre 2015 "Rischi e opportunità della Mediterraneità" - Giallolatino

 Appuntamento a Latina con GialloLatino

Rischi e opportunità della Mediterraneità

Sabato 26 settembre 2015
Dalle 10.00

Hotel Miramare
Lungomare, 3 - Latina

Un convegno sulle opportunità del Lido di Latina a ritmo di inchieste giornalistiche e di romanzi. Uno sguardo nel microcosmo per allargare poi l’occhio nell’area mediterranea. Il titolo è “Le opportunità del Mediterraneo. Il Lido di Latina risorsa o rimpianto?”: un modo di confrontarsi con romanzi che odorano di mediterraneità e con interventi di professionisti latinensi che vivono la Marina come un’opportunità.
Nel mezzo due romanzi di spessore, quello di Ilaria Guidantoni e quello di Cappi, che non si rifiuteranno certo di lanciare un loro giudizio sul Lido di Latina.
E lo faranno senza fronzoli e senza miele. Interventi di livello, da giornalisti ad architetti a progettisti a romanzieri. Un appuntamento immancabile che ci dirà se il lido di Latina è una risorsa o un rimpianto.
 
INTERVENTI PREVISTI

MATTEO COLUZZI, architetto, estensore di progettualità attinenti al NewciMed, acronimo di Nuove Città del Mediterraneo - NewCiMed. Il Comune di Latina è  capofila, il progetto intende valorizzare l'identità culturale e le capacità di pianificazione dello sviluppo territoriale delle cosiddette "città nuove", realtà dinamiche e diffuse nell'area mediterranea, di cui Latina è esempio importante. Una città nuova è una comunità creata, a partire dalle sue origini, seguendo uno specifico progetto di crescita sociale, culturale ed economica in un'area non ancora sviluppata. Gli obiettivi specifici del progetto sono dunque molteplici e vanno dalla valorizzazione del patrimonio culturale delle città nuove all'elaborazione di piani strategici per lo sviluppo integrato (cultura, produzione, ambiente, società) del territorio locale con l'obiettivo di potenziare la coesione sociale e il dialogo multiculturale. Pare che Latina stia valutando l’ipotesi di una candidatura Unesco.

GRAZIELLA DI MAMBRO, giornalista, che ha firmato inchieste tra le più scottanti nel territorio pontino: dalle rotte sospette dei traffici italo-somali degli anni 90 fino al deposito di materiale ferroso

ALGA MADIA, giornalista, direttore di ED Essere Donna Magazine, direttore responsabile dell'emittente privata Tele In, nonché di Pocket Magazine, che interverrà sulle problematiche del Lido rispetto alla sua attività professionale. considerandole da un punto di vista sociale e di reale ricettività per un turismo, che allo stato attuale, stenta il decollo e risulta essere fortemente lontano dagli interessi politici locali che da sempre hanno sbandierato iniziative colossali durante le campagne elettorali, nei fatti hanno spesso mostrato il quasi totale disinteresse, per una marina che non meno delle altre del litorale laziale, avrebbe potenzialità e ampi spazi di crescita. . ;

GIAN LUCA DI COCCO, imprenditore ed ex assessore al turismo di Latina, che interverrà come operatore storico del lido, profondo conoscitore delle problematiche cronicizzate del territorio e  di qualche eventuale suggerimento sul suo sviluppo;

STEFANIA NARDINI, scrittrice e giornalista, sarà presente al festival presentando il suo ‘Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese’, biografia sì del grande scrittore francese di origine italiana, ma che nel tempo è divenuto un manifesto della mediterraneità, della multietnicità e della multiculturalità, del mosaico visto come ricchezza e non come diversità da guardare con sospetto.


CLEMENTE PERNARELLA, attore, regista e produttore culturale. Come rilanciare il territorio se non attraverso le attrattive della cultura?


ILARIA GUIDANTONI
«Se oggi mi chiedessi da dove vengo, Filippo, ti direi che sono mediterranea. Nessun vezzo intellettualistico né vena romantica. Mi sento una donna mangiata dal sale che da troppo tempo guarda le frontiere solo dal sud. Le ho guardate così a lungo che quelle barriere sono diventate il mio orizzonte, fluido. Disorientata, mi sono persa nel blues della vita...». Ecco, basterebbe questo incipit per farvi innamorare di ‘Corrispondenze mediterranee, viaggio nel sale e nel vento (OltreEdizioni) della giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni. Il romanzo racconta un viaggio nel Mediterraneo, nello spazio e nel tempo, pur essendo la vicenda contemporanea e prendendo avvio all’indomani delle rivolte arabe, attraverso Paesi diversi, snodandosi “come un percorso iniziatico”: quello di una donna francese, protagonista e voce narrante. Così il cammino di Eloïse diventa metafora dell’esistenza come nomadismo, della ricerca collettiva del senso della vita, dell’Europa che ritrova se stessa solo grazie alle corrispondenze mediterranee della sponda Sud.

ANDREA CARLO CAPPI
Una spy story colma di intrecci, colpi di scena, tra fiction e cruda realtà, con un passaggio (rapido) anche al Lido di Latina. Il romanzo ‘Nightshade – Operazione ISIS’ racconta in flashback la vera storia dell’ISIS dalle sue origini, e di un lotto di vecchie armi chimiche di Saddam Hussein che i soldati USA non sono riusciti a distruggere (realmente accaduto) e cadute in mano all’ISIS lo scorso anno (quasi certamente accaduto). Inoltre è in gioco il carico delle armi chimiche che al Assad ha consegnato all’Occidente e transitato da Gioia Tauro (realmente accaduto) una parte del quale viene rubato dalla ‘ndrangheta, in particolare da un boss impegnato negli appalti Expo 2015, che vorrebbe rivenderli all’ISIS ma poi trova un nuovo acquirente. L’agente Nightshade in missione a Teheran a fine 2014 riesce a tirare fuori dai guai un funzionario dei servizi segreti iraniani impegnati in uno scontro di potere in patria; dopodiché questi comincia a passare alla CIA info riservate scoperte sull’ISIS, tra cui un piano che potrebbe avere come probabile bersaglio di attacco chimico Roma. Servizi segreti USA e italiani incaricano Nightshade di formare una sporca cinquina per dare l’assalto nel Mediterraneo alla nave dell’ISIS che dovrebbe sbarcare le armi chimiche ad Anzio per trasportarle verso... piazza San Pietro. E non solo.

Giovedì 24 settembre Lions club Cernobbio


“L’uomo con la valigia” di Francesco Recami

Scritto da  Ilaria Guidantoni Giovedì, 13 Agosto 2015

Il giallo di Ferragosto, non per l’ambientazione spazio-temporale, è il suggerimento di una lettura estiva: linguaggio diretto, con qualche farcitura dialettale, e termini dotti e desueti che spuntano con nonchalance. Giallo atipico, sullo sfondo di una casa di ringhiera, in un’ambientazione insolita – la bassa provincia milanese – personaggi anonimi, della porta accanto, senza colpevole né morti, forse. Una pista che si dirama in strade che si perdono nel nulla, un pezzo di vita, come tanti che accadono come a dire: il crimine non è l’eccezione, è la nostra quotidianità.

Una lettura piacevole e scorrevole che presenta un affresco di personaggi anonimi tanto da diventare originali, forse e soprattutto per un giallo. Il messaggio di Recami sembra essere che il crimine è l’omicidio solo eccezionalmente: l’inferno sono gli altri come scrisse Jean-Paul Sartre in huis clos (A porte chiuse), dove ciascuno geloso della propria intimità, non manca occasione per farsi i fatti altrui. E’ il pettegolezzo, la maldicenza l’humus del “crimine”, della malizia che può degenerare fino all’odio. A volte, come per l’annoiato protagonista in pensione, Amedeo Consonni, ex tappezziere, in cerca di un hobby che non ha, frugare nel sottobosco umano diventa addirittura un passatempo che, quando si è maldestri, finisce per essere un boomerang. Sullo sfondo la quinta di una casa di ringhiera milanese, scenografia non nuova per Francesco Recami, un microcosmo delle piccolezze umane, fatto in fondo di una solidarietà di fatto che si manifesta di fronte ad un possibile pericolo o nemico comune.

La vicenda prende avvio in effetti e si svolge su un binario parallelo, che inizia con una riunione di condominio vissuta con il coltello tra i denti. Architetti di grido o forse di semplice ambizione hanno messo l’occhio sull’edificio con la pretesa che non è a norma e che i proprietari ne reclamano la messa a norma, per un’azione di speculazione edilizia.

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Recami, giallista atipico si racconta

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 09 Agosto 2015

A Lido di Camaiore la presentazione del suo ultimo libro, L’uomo con valigia

Un giallista atipico senza morti, indagini e soluzioni che racconta la suspense della vita, sullo sfondo di una casa di ringhiera come un teatro. Anti-narrativista, si definisce uno scettico il cui narrare non ha un finale.

A Villa Ariston, a Lido di Camaiore – nell’ambito della rassegna Camaiore d’autore – è stato presentato l’ultimo lavoro del fiorentino Francesco Recami, L’uomo con la valigia, edito da Sellerio, scrittore di gialli con lo zoccolo duro dei lettori tra Piemonte e Lombardia – sarà forse l’ambientazione nelle case di ringhiera – e in Sicilia, dove la casa editrice fa la sua parte.

Gli ho detto che non saprei da dove cominciare a scrivere un giallo e mi ha risposto, «naturalmente dalla fine». Alla mia replica se si tratti di una regola che non ammette eccezione, ha ribadito che più o meno bisogna sapere dove di va a finire.

Definito dal conduttore della serata, Maurizio Filippini, un “giallista atipico”, con piglio spiritoso ha sottolineato come ogni giallista si definisca così. Certamente l’ambientazione scelta da Recami non è usuale, anche se nell’ultimo racconto sembra che il protagonista, Consonni – una sorta di antieroe – sia soggetto ad un movimento centrifugo e si allontani dalla quinta dello scenario usuale. Si sposta, ha sottolineato l’autore, «perché ho provato a spostare la centralità e la sicurezza del protagonista che ora viene del tutto meno, in linea con il suo lavoro di sgretolamento narrativo.»

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giovedì 17 settembre 2015

Dal 25 al 27 settembre 2015 Giallolatino - Festival del giallo e del noir a Latina




“Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese” di Stefania Nardini

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 14 Settembre 2015

Libro gustoso, frizzante che si divora come una notte senza sosta a Marsiglia con la voglia di perdersi, è insieme guida non per turisti di una città che diventa metafora contraddittoria del Mediterraneo; biografia sui generis dell’anima anarchica dimenticata di un fenomeno letterario e, ancora, un viaggio dell’anima che è la capacità di stupirsi e di trovare una patria del cuore attraverso i libri.

Stefania Nardini si è incuriosita di Marsiglia grazie ai libri di Jean-Claude Izzo e la curiosità è stata la porta di un innamoramento trasformato in amore: la città più meticcia d’Europa è diventata la sua patria del cuore. Un processo che conosco bene per il mio percorso personale tanto che, in omaggio all’autrice grazie alla quale ho conosciuto Izzo e quindi Marsiglia, ho regalato come scelta alla protagonista una copia del mio ultimo libro. E’ stato Il sole dei morenti la mia iniziazione a Jean-Claude sebbene ne concluda la parabola, della quale parla la Nardini nel libro dedicato all’autore francese. Avvicinandosi consapevolmente alla morte Jean-Claude – se n’è andato per un cancro ai polmoni a soli 55 anni – ha ambientato il suo ultimo libro nella stazione di Saint Charles a Marsiglia, tra gli ultimi, coloro che non hanno nulla da perdere e ai quali Izzo ha sempre rivolto la propria attenzione e vocazione politica rimanendo sostanzialmente un anarchico, un utopista, pur avendo fatto parte per un periodo del Partito comunista francese.

Il libro di Stefania Nardini si legge d’un fiato, consapevoli che il piacere può essere ripetuto, sfogliandolo di tanto in tanto, consultandolo e rileggendo dei capitoli, utilizzandolo come una guida insolita di Marsiglia.

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lunedì 14 settembre 2015

Sabato 12 settembre 2015 Festival della letteratura di viaggio - Villa Celimontana Roma


 Viaggio nel Mediterraneo da "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a "Marsiglia-Algeri, viaggio al chiaro di luna" - Albeggi Edizioni

giovedì 10 settembre 2015

Dall' 11 al 13 settembre 2015 Festival della Letteratura di viaggio - Roma

FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI VIAGGIO
VIII edizione
Roma, Villa Celimontana, Via della Navicella 12
11-13 settembre 2015

Il Festival della Letteratura di Viaggio - promosso da Società Geografica Italiana - è dedicato al racconto del mondo attraverso diverse forme di narrazione del viaggio, di luoghi e culture: dalla letteratura alla geografia, dalla fotografia al cinema, dalla musica al disegno, dal giornalismo alla storia. Incontri, mostre, premi, laboratori, visite guidate, letture, performance, concerti. Conduce Tommaso Giartosio, scrittore e autore radiofonico.


Venerdì 11 settembre

ore 16, Palazzetto Mattei (fino al 26 settembre)
Africa, Italia
I viaggi sono passaggi, attraversamenti. Viaggiare ti lascia prima senza parole, poi ti trasforma in un narratore di storie, ha scritto Ibn Battuta. La mostra fotografica, documentaria e multimediale Africa, Italia mette assieme viaggi diversi, in Afriche un tempo italiane, diventati storie, quadri di vita, frammenti di paesaggio: nella normalità quotidiana dell’Eritrea contemporanea (A Passage to Eritrea di Antonio Politano), lungo i percorsi degli esploratori e dentro la capitale (Crossing Ethiopia Today di Romina Marani, Alice Falco e Andrea Semplici), tra le sabbie libiche sulle tracce del proprio nonno (Libya, the Captain and Me di Francesco Fossa), alla conquista e scoperta di terre e genti (Somalia, Time Ago) con interviste esclusive a Igiaba Scego e Cristina Ali Farah. Apertura, con la partecipazione di Gemma Vecchio dell’Associazione Casa Africa Onlus.

ore 16.30, Giardini
Mono-luoghi: New York, quattordici anni fa
Con Gabriele Romagnoli, giornalista e scrittore.

ore 17.30, Giardini
Non cesseremo di esplorare
Caboto, Xu Xiake, l’Italia di oggi. Navigazioni, libri, materiali d’archivio, corrispondenze, graphic novel. Dal viaggio verso l’America meridionale di Sebastiano Caboto alla vicenda del più importante geografo e viaggiatore cinese di tutti i tempi Xu Xiake, attraverso un viaggio nella memoria nella Valle di Stava fino alle rappresentazioni del Belpaese di chi lo racconta all’esterno. Con Maarten van Aalderen, corrispondente dall’Italia, Norman Accardi, velista e scrittore, Silvia Pallaver, comunicatrice, Maria Ranucci, docente di Lingua e Cultura della Cina all’Università L’Orientale di Napoli.

ore 18.30, Giardini
Visioni reali
Tra storia e futuro, l’universo Arabia Saudita. Con SAR il Principe Saud Al Faisal Al Saud, membro della Famiglia Reale Saudita e Presidente del Centro Re Faisal per le Ricerche e gli Studi Islamici del Regno. Partecipa Vittoria Alliata, scrittrice e traduttrice, principessa e studiosa del mondo arabo. Introduce Antonio Capuano, esperto del Medio Oriente e docente all’Università di Roma Tor Vergata. Interviene l’ambasciatore Eugenio D’Auria, autore di un libro sull’Arabia Saudita. Con il patrocinio della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma.

ore 19.30, Giardini
Autoritratto con paesaggio
L’appuntamento del 2019, Matera capitale culturale europea, la Basilicata attorno. Rappresentazioni e testimonianze da diversi punti di vista: lo scrittore, il comunicatore, il giornalista. Con Raffaele Nigro, Gianluca Caporaso, Fabio Zavattaro. Partecipa Claudio Bocci, direttore Federculture. In collaborazione con Agenzia di Promozione Territoriale della Regione Basilicata.
ore 20.30, Giardini
Mono-luoghi: I sentimenti dei luoghi
Con Antonio Pascale, giornalista e scrittore.

ore 21.30, Giardini
Da sud
Concerto. L’etno-pop cilentano di Piera Lombardi, cantante e musicista, e le sonorità orientali di Sanjay Kansa Banik, solista indiano di tabla, e latinoamericane di Micaela Chauque, strumentista a fiato argentina. In collaborazione con l’Associazione Culturale Altrevie.


Sabato 12 settembre


ore 10, Giardini
Il viaggio come turismo 1
Narrazioni dal progetto “Future for our past” (parte prima): Alessandria d’Egitto e Rosetta, attraverso i racconti dei suoi abitanti e il ruolo delle comunità locali nella costruzione dell’esperienza dei turisti. Coordina Fabio Pollice (Società Geografica Italiana), con Mohamed Ali Khalil (Rosetta), Shahira Sharaf (Alessandria d’Egitto), Fabio Naselli, Università Kore di Enna.

ore 11, Giardini
Paesaggi con ombre
Guerre, crisi, società in trasformazione e bilico, colonie e liberazioni. Il viaggio al chiaro di luna, da Marsiglia ad Algeri, di Ilaria Guidantoni. Il linguaggio dei murales nel paese da cui è partita la Primavera araba nel racconto tunisino di Luce Lacquaniti. Il romanzo storico-familiare sugli italiani ad Asmara di Paola Pastacaldi. Il passaggio in luoghi chiave dell’Europa di Gabriella Sica. In collaborazione con Albeggi, Exorma, Mursia, Cooper.


“Coeur d’Afrique” di Eric Fottorino

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 07 Settembre 2015

Reportage giornalistico in diretta e cahier di viaggio, un libro sullo sconcerto e l’incantamento che l’Africa produce in chi la guarda e l’attraversa per la prima volta. Scritto con il piglio giornalistico e insieme con l’emozione, di chi non è abituato ad usarla per scriverla. Un libro sul potere dell’Africa, sulla sua forza e violenza, un viaggio che non ha termine e che è piuttosto un percorso iniziatico, un’avventura come quasi tutti i libri onesti sul continente nero.

Il libro di Éric Fottorino, nato Eric Chabrerie nel 1960 a Nizza, scrittore e giornalista francese, è un omaggio al giornalismo, alla sua capacità di abituare gli uomini a farsi strada nel mondo, a raccontarlo, rendendo una notizia degna di nota anche un’inezia del quotidiano. E’ insieme però anche la denuncia del limite del giornalismo come mestiere per raccontare esperienze estreme qual è semplicemente la vita. In effetti il reporter Julien Koler viene inviato da Larieux, infermo e quindi ormai forzatamente legato al desk, per una missione difficile: raccontare il Bangara, nella Repubblica Centro Africana. Il reporter non conosce nulla dell’Africa e neppure le ragioni della scelta editoriale di inviarlo laggiù. Non solo, è incapace di scrivere sotto emozione ma l’impegno che è costretto ad assumersi lo vuole attivo e rapido nella scrittura di articoli che seguono questo suo viaggio che è necessariamente e soprattutto emozione.

La recensione integrale su Saltinaria.it

lunedì 7 settembre 2015

"INDIA - Complice il silenzio" (Italic Pequod, 2015) di Luca Buonaguidi

Diario di viaggio su un semestre trascorso da solo e spostandomi via terra attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet, Kashmir.
È stato da poco pubblicato per Italic Pequod, si chiama INDIA - Complice il silenzio ed è una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia sulla scia di Blaise Cendrars, Nicolas Bouvier e altri poeti che erano soliti viaggiare e scrivere versi mentre viaggiavano. Contiene anche diverse fotografie itineranti parallele alle scritture del libro, varie citazioni sulla cultura, i luoghi e la spiritualità indiana incontrate di cui gli autori sono poeti, mistici e filosofi indiani e non, e infine una splendida lettera di Giulia Niccolai sull'esperienza dell'India e della poesia come postfazione; Giulia, che sono certo già abbiate letto, è una scrittrice, fotografa, grande viaggiatrice e oggi monaca buddista che ha collaborato con Pasolini, Moravia, Calvino, Eco, Porta, Sanguineti e tanti altri ed è, tra le altre cose, il soggetto della celebre canzone di Guccini "Scirocco".

INDIA - Complice il silenzio (Italic Pequod, 2015)
di Luca Buonaguidi

postfazione di Giulia Niccolai

India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza, come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Come ogni libro di poesia, ma qui più che nei miei volumi che lo hanno preceduto, questo libro è una testimonianza spirituale e così mi è caro introdurvelo brevemente. Quello che leggerete nelle pagine che seguono è un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi che ho compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell'India e dell'anima e viaggiano con me, attraverso me e attraverso il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. È così che questa esperienza ha profondamente rinnovato la mia persona e non secondariamente la mia poetica: il sottotitolo - Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l'India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale, cui ho posto il mio verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio: ora un silenzio affine a ciò che San Giovanni della Croce descrive come “distacco interno da tutte le cose”, ora un risveglio “da questo sogno di separatezza” cui alludono le Upani ṣad. Al culmine della mia esperienza dell’India scrissi: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. Oggi spero invero che questa mia voce minore vi giunga, costituisca presenza, non di me stesso ma di un invito indefinito a voi rivolto, perché queste poesie hanno voluto essere così: hanno preferito servire di più che essere più belle, hanno preferito essere strumento più che agente. All'interno dell'opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire "un'idea dell'India", chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull'esperienza dell'India e della poesia.

Luca Buonaguidi (Pistoia, 1987) ha pubblicato in poesia I giorni del vino e delle rose (2010, Fermenti), Ho parlato alle parole(2014, Oèdipus) e INDIA – complice il silenzio (Italic Pequod), diario di un viaggio in solitaria e via terra di sei mesi tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal e Tibet e Franti. Perché era lì – Antistorie da una band non classificata (Nautilus Autoproduzioni), romanzo collettivo che ha curato e con scritti del collettivo Cani Bastardi intorno a Franti, una delle più influenti band italiane degli anni ’80. In prosa ha pubblicato un racconto ne La sagra è vicina (2013, Beltempo). In musica ha partecipato al disco Approdi. Avanguardie musicali a Napoli (KonSequenz, 2015) curato da Girolamo De Simone con la collaborazione di tredici compositori. Suoi testi o commenti ad essi si leggono su varie riviste di letteratura e poesia (Poesia, La poesia e lo spirito) e raccoglie le sue scritture eterogenee sul suo blog anarco-autistico http://www.carusopascoski.com. Scrive reportage, opinioni e approfondimenti di cultura e società nelle sue varie forme per Altracittà, AsapFanzine, Asia Blog, Cani Bastardi, CineFatti, Comunità Provvisorie, i.OVO, Il Backpack, Il Tirreno, Impatto Sonoro, KonSequenz, L’EstroVerso, Lo Snodo, MeMeCult, Mola Mola, Stordisco, Vai a quel paese! – Go face yourself e altre. I suoi reading vengono ospitati in tutta Italia, sono/sono stati sonorizzati/accompagnati da musicisti come Elias Nardi, Trucupas, Jacopo Salvatori, Chris Yan, Collective Nimel, Gianni De Angelis. Ha ideato e organizzato con la comunità di base delle Piagge Altrofest nella periferia di Firenze, un festival completamente gratuito di economia alternativa, consumo critico, creatività e cultura di due giorni per due anni con ospiti come Franco Loi, Bobo Rondelli, Don Andrea Gallo, Maurizio Maggiani e tanti altri. Laureato in Psicologia Clinica, già tutor per studenti disabili e operatore presso una comunità terapeutica, conduce seminari esperienziali sul carattere antropologico, espressivo e terapeutico della poesia e progetti di scrittura creativa con utenza caratterizzata da disabilità cognitiva e motoria. Vive oggi in un paese di una decina di anime sull’Appennino tosco-emiliano per riscoprire l’importanza di essere piccoli.

“Pista nera” di Antonio Manzini

Scritto da  Ilaria Guidantoni Giovedì, 03 Settembre 2015

Romanzo poliziesco dello scrittore romano Antonio Manzini, nonché attore, sceneggiatore, regista, pubblicato per la prima volta nel 2013 nella scuderia Sellerio. È il primo libro con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, un antieroe che rappresenta in qualche modo la cifra originale di questo giallista, più attento alle debolezze umane che agli aspetti eroici.
Scritto con una penna agile, il linguaggio parlato di un sceneggiatura, lascia intravedere qua e là sprazzi lirici che marcano il contrasto tra i personaggi e l’ambiente originale, di una vallata valdostana, plumbea, dove i cognomi ricorrono troppo frequentemente. Qui sono quasi tutti parenti, chiusi all’apparenza, freddi come la neve, rivelano improvvise fiammate violente, senza i toni da cavalleria rusticana ma altrettanto nefasti negli eventi. In fondo sono le storie di tutti i giorni che per fortuna non finiscono sempre tragicamente: gelosie, invidie e naturalmente tradimenti; piccoli vizi trasversali che toccano anche chi dovrebbe essere d’esempio. Il protagonista ci ricorda però che è molto più facile sconfiggere il crimine che il vizio che si annida in tutti i noi e che spesso non è che una fuga dalla nostra debolezza, insoddisfazione, qualche volta dolore.

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Sabato 12 settembre 2015 Marsiglia-Algeri. Viaggio al chiaro di luna al Festival della letteratura di viaggio - Roma

Sabato 12 settembre 2015 

Marsiglia-Algeri. Viaggio al chiaro di luna
(Albeggi edizioni)

al Festival della letteratura di viaggio 

Villa Celimontana - Roma

Ore 11.00

giovedì 3 settembre 2015

martedì 1 settembre 2015

Hôtel Saint-Georges di Rachid Boudjedra

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 31 Agosto 2015

L’Hotel Saint-Georges dello scrittore algerino contemporaneo Rachid Boudjedra, edito da Le Livre de Poche è un romanzo corale con uno stile asciutto, duro e poetico insieme come solo la letteratura algerina riesce a fare rendendoci cinematograficamente la vita nella sua commedia che è insieme tragedia. Un romanzo a più voci ed un affresco sulle ferite e le cicatrici di un popolo martoriato da secoli di scorribande, invasioni e oppressioni. La guerra d'Indipendenza e il cosiddetto decennio nero, rispettivamente, il periodo dal 1954 al 1962 e gli Anni Novanta afflitti dal terrorismo di matrice islamico-estremista, non sono che l'epilogo più doloroso di una lunga guerra.

Come emerge dal libro, l'Algeria ha subito la più lunga guerra mai esistita al mondo, peggio della guerra dei Cent'Anni, dal 1830 al 1962, tanto è durato il periodo francese. In una galleria di affreschi emerge il ritratto di un paese straziato, lacerato e un'umanità tenera e feroce ad un tempo che non può dimenticare. La vicenda narra il viaggio di una donna, Jeanne, nell'Algeria del padre, un paese che non ha mai conosciuto ma che prova a incontrare all'indomani della morte del genitore. Il padre, Jean, era un ebanista costretto dalla vita a costruire tombe per i caduti per i francesi. Il mestiere, come racconta in una lunga lettera alla figlia che le lascia per farle sapere i suoi ultimi desideri, lo ha reso un morto da vivo. Così le chiede di non seppellirlo perché il suo corpo sia cibo per i vermi, ma di cremarlo e di disperdere alcuni grammi delle sue ceneri nella Baia di Algeri al suo arrivo dalla traversata da Marsiglia.

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